Lenti a contatto in alta quota: le precauzioni da adottare

È partita la stagione preferita da chi pratica sport invernali. Per i portatori di lenti a contatto possono verificarsi alcuni disagi: Primo fra tutti è l’umidità relativa, che in alta montagna è molto bassa, causando, soprattutto nei portatori di lenti idrofile, un notevole disagio provocato dalla tendenza di queste ultime alla disidratazione.

A favorire la perdita di componente acquosa di una lente morbida in questi casi può essere sia il riscaldamento dei mezzi con cui si raggiungono le località sciistiche, o gli edifici in cui si è ospitati durante la permanenza montagna, sia l’alta velocità che si può raggiungere durante una discesa con sci o snowboard (a volte anche non inferiore a 80-100 Km/h).

Se a tutto ciò aggiungiamo anche l’alta concentrazione di radiazioni ultraviolette cui uno sciatore è sottoposto, si rischia che la vacanza si trasformi in un calvario.

La neve, infatti, riflette circa l’80% delle radiazioni ultraviolette e l’esposizione alla parte nociva dello spettro luminoso aumenta del 4% ogni volta che si sale, in altitudine, di 300 metri.

In queste circostanze i filtri protettivi anti UV, di cui sono dotate molte tipologie di lenti a contatto, non sono sufficienti a proteggere l’occhio e i suoi annessi. Sarà, quindi, indispensabile l’adozione di occhiali protettivi o maschere filtranti.

Per contrastare, invece, la tendenza alla secchezza lacrimale è consigliabile utilizzare soluzioni umettanti prive di conservanti.

 

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